Bullismo: Anni 2001-2004

Ho un chiaro ricordo della me 11enne. Mi ricordo grassa, con i capelli unti, priva di qualsiasi voglia di vivere.

Questo è quello che ricordo. Ma non è la verità.

Ho trovato una foto di me a quell’età. Non ero grassa, non avevo i capelli unti e avevo voglia di fare e di vivere. Ero una persona più o meno nella norma.

Allora perché quel ricordo orrendo? Semplice, mi hanno convinta che ero così.

Non in casa, ma a scuola.

Quando entrai in Prima Media nella scuola che chiameremo Merdaio (almeno lo era allora) ero piena di aspettative. Nella vecchia scuola ero stata brava a farmi delle amicizie, ci sarei riuscita anche li, giusto? Sbagliato, fare amicizia alle medie è come pescare al buio bendati. Nella vecchia scuola gli insegnanti erano persone socievoli, anche li avrei incontrato persone affidabili, giusto? Sbagliato, i miei professori erano come gli aghi di un porcospino (chi più chi meno).

Gli insulti cominciarono già in prima. Io non ero abituata a quella cattiveria. Non aveva senso. Ricordo che ci stavo molto male e si vedeva, il che faceva eccitare i miei aguzzini che continuavano. Un classico.

Nonostante a casa arrivassero consigli (alcuni inutili) la situazione non migliorava. Alla fine dell’anno la mia autostima faceva già pena e la mia situazione scolastica era in declino.

Gli anni successivi non furono migliori. Adesso vi elencherò in breve quello che mi dicevano e facevano in quella classe. Davanti agli occhi dei professori. Senza che nessuno prendesse le mie difese.

Amavano darmi della “palla di grasso”, dirmi che ero talmente grassa che non passavo dalla porta, accusarmi di restare troppo in bagno perché mangiavo le merendine di nascosto. Frugavano fra la roba che lasciavo sotto il banco e se trovavano qualcosa di diverso la usavano per aggiungere insulti e cattiverie.

Una volta, cercando di seguire il consiglio di mia nonna “ignorali” restai ferma immobile mentre due mie compagni mi lanciavano palline di carta contro il collo (durante la lezione, davanti ai professori). Tornai a casa con un livido sulla nuda, ma non dissi niente. Tanto ormai…

E nel frattempo stavo diventando quello che loro volevano. Mangiavo sempre. In continuazione. Mangiavo a casa di nascosto, mangiavo da mia nonna di nascosto ingozzandomi quando era in magno. Avevo rinunciato a qualsiasi interesse scolastico, tanto se alla scuola non importa di me perché a me dovrebbe importarmi di lei?

Piangevo e vomitavo tutte le mettine prima di andare in quel posto. Stavo male e nessun professore sembrava curarsene. Nessuno, nemmeno quelli che adesso dicono “Eh lo so, era una situazione difficile”

Situazione difficile? Era un inferno, costretta tutti i giorni a tornare in quel buco di merda di classe, con quella gente di merda.

E no, cari compagni delle medie, non ho dimenticato. Posso avervi fra gli amici di FaceBook, fingere di aver rimosso ma non è così. Posso perdonare in parte le vostre cazzate, ma non dimenticare che mi avete quasi spinta al suicidio. Siete stati la rovina della mia vita. Tutte le mie insicurezze, tutte le mie ansie e le mie paure, sono una vostra responsabilità. Vostra e di quei professori che si sono attivati appena anche quando mia madre andò a denunciare la cosa.

Vi ricordare quella volta che mi sentii male in classe e vomitai? Ricordate le risate? Io le sento ancora. Sento ancora tutte le battute lungo le scale “Se ti facciamo cadere rimbalzi?”. Sento ancora quella cimosa tirata sulla mia testa “Per ridere”. Sento ancora quelle battutine, quelle prese per il culo che per voi erano ragazzate ma per me erano pugnalate.

Vi siete divertiti sulla mia pelle. Certe volte mi chiedo se ve ne siate mai resi conto.

Ah certo, come ricorda mia madre, al mio 13esimo compleanno mi avete regalato il mio primo cellulare. Grazie eh! Come se una cosa del genere potesse ripagare quello che c’è stato prima e scusare quello che è avvenuto dopo. Come a dire che è successo tutto nella mia mente.

Il bullismo resta dentro alle persone che l’hanno subito. Non se ne va mai. Torna fuori ad ogni ferita che ti viene inflitta. Lo potete trovare sotto la pelle di chi l’ha provato, nei loro occhi, dietro ai loro sorrisi. I danni che fate non se ne andranno mai.

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One thought on “Bullismo: Anni 2001-2004

  1. Buongiorno Francesca, ho letto il tuo racconto e ne ho provato una fitta di dolore.
    Da quando sono diventato un genitore penso a questo tema con una certa frequenza.
    Parlare e raccontare la tua esperienza ti fa onore e ti fa sentire al tua forza reale, quella di possedere la tua storia e non rimuovere il dolore che hai provato e che ancora ricordi e vivi.
    Il perdono per gli altri è un passo importante, ci libera da loro.
    Ma un passo ancora più grande è il perdono verso noi stessi. Quando subiamo un dolore purtroppo poi una parte consistente della rabbia e dell’odio lo indirizziamo verso noi stessi per non essere come vorremmo, come desideriamo, ecc ecc.
    Fatti un grande dono, quello della disponibilità a perdonare anche te stessa.
    Scusa se mi sono preso questa libertà di parola piuttosto lunga su un tema intimo e se non vorrai pubblicare il mio commento lo comprendo.
    Ma ho sentito dentro di volerti passare questo contributo. Io ogni volta che provo rabbia e odio verso qualcuno o qualcosa che realmente o solo proiettivamente mi fa soffrire poi mi ritrovo sempre a fare i conti con una consistente parte di odi verso me stesso e il dolore ogni volta mi ricorda che gli altri si possono anche perdonare ma perdonare se stessi è più dura perchè ci sembra una assurdità.
    E’ una cosa per persone forti e tu sei una ragazza forte.
    Buona giornata
    Leonardo

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