The Master – Colm Toibin

Certe volte, di notte, sognava i morti – i volti familiari e anche gli altri, quelli semidimenticati, fugacemente richiamati alla memoria. Adesso, svegliandosi, immaginò che mancasse un’ora o più all’alba; per alcune ore non vi sarebbero stati suoni o rumori. Si toccò i muscoli del collo, rimasti rigidi fino a quell’istante; gli parvero tesi, ma non indolenziti. Muovendo la testa, si sentì scricchiolare. Scricchiolo come una vecchia porta, disse.

Riaddormentarsi era categorico, lo sapeva. Non poteva rimanare sveglio a letto per tutte quelle ore. Voleva dormire, penetrare in una piacevole oscurità, un buio non troppo buio che fosse luogo di riposo, libero da fantasmi, libero da persone, sgombro di tremolanti presenze.

Quando si svegliò era agitato, incerto su dove si trovasse. Gli capitava spesso di svegliarsi così, ricordando solo metà del sogno, nella disperata attesa che facesse giorno. A volte, nel dormiveglia, si beava nella luce tenue e caliginosa di inizio primavera a Bellosguardo, con gli orizzonti distanti velati di nebbia, avvolto nel puro piacere della luce del sole sul viso, seduto su una sedia contro il muro della vecchia casa, con l’odore del glicine, delle prime rose e del gelsomino. Al risveglio, sperava che la giornata fosse identica la sogno, che le tracce di benessere, di colore e luce perdurassero ai margini delle cose finché non fosse nuovamente notte.

TITOLO: The Master 9780743250405_custom-e8a11e0d189d57ab6dc35105b2ad1cf5780e3771-s6-c30

AUTORE: Colm Toibin

TRADUTTORE: Maurizio Bartocci

EDITORE: Bompiani

PAGINE: 365

COSTO: 12 €

John Updike, recensendo l’edizione americana di questo romanzo, lo definì un’opera di finzione che segue fedelmente i fatti. Che sono poi quelli che riguardano il protagonista, lo scrittore Henry James, nel periodo forse più tormentato della sua vita, dal gennaio del 1895, che segna il fallimento della sua esperienza teatrale col fiasco del suo dramma Guy Domville, all’ottobre del 1899, quando l’arrivo del fratello malato riapre sopiti malesseri, presenti e passati. Anni traditori, secondo la definizione di Leon Edel, nella sua monumentale biografia, quando affiora la disperazione pacata per cui ogni riscatto che non attenga alla scrittura è precluso: l’esistenza si popola di ricordi e i ricordi fanno male, perché segnano per lui le morti, i timori, i tremori, i rifiuti, la paura di amare. Tóibín segue con magistrale perizia i fantasmi del suo protetto: l’affiorare di una notte allusiva trascorsa, da ragazzo, con l’amico William Dean Howells, il suicidio “colposo” dell’amica Constance Fenimore Cooper, la morte dell’amata sorella Alice. Lo circonda di solitudine come di mondanità: gli amici che gli parlano del processo Wilde, le petulanti dame che vanno a fargli visita, i domestici che si ubriacano, mentre la vita continua a scorrrere via, o meglio si trasforma in letteratura; sono questi gli anni in cui scrive, tra l’altro, indimenticabili storie quali Cosa sapeva Masie e Il giro di vite.

Piero Gelli

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