Visita al “Museo Archeologico Nazionale” di Firenze con le Invasioni Digitali

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Leone funerario
Leone funerario. Veniva apposto fuori dalle tombe come guardiano per dissuadere eventuali profanatori.
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“La Chimera” di Arezzo

La Chimera aveva origini divine, in quanto figlia di Echidna e Tifone: dimorava eminentemente a Patara. Il re di Licia Iobate ordinò a Bellerofonte di ucciderla perché essa si dava a scorrerie nel suo territorio. Con l’aiuto di Pegaso, Bellerofonte vi riuscì. Si racconta che egli avesse la punta della sua lancia in piombo, che scagliò fra le fauci aperte del mostro. Al calore delle fiamme lanciate dalla Chimera, il piombo si sciolse e uccise la bestia.

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“La Minerva” di Arezzo

La Minerva di Arezzo, è stata trovata nel 1541 ad Arezzo, durante gli scavi per un pozzo in nei pressi della chiesa di San Lorenzo; altri scavi in quella stessa area effettuati all’inizio della nostro secolo hanno prodotto notevoli resti di una grande casa romana.

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Vaso Francois

Scene dipinte

La decorazione comprende la raffigurazione di scene mitologiche o decorative, i cui temi sono incentrati sul ciclo narrativo del personaggio di Achille (e di suo padre Peleo). Le scene si dispiegano su sette registri sovrapposti. Sono presenti 270 figure e 121 iscrizioni esplicative. La dimensione verticale delle bande decorative è variabile per adattarsi con maestria alla tettonica del vaso e contribuendo così a conferire movimento alla decorazione. La narrazione si dipana linearmente su ciascuna banda, in senso antiorario, senza contrapposizioni antitetiche, fluida e narrativa, priva di ogni rigidità.

Collo. Teseo è il collegamento tra la scena con la danza degli ateniesi a Creta, nella fascia superiore, e la Centauromachia sotto di essa.
  • Registro superiore:
    • Sul lato posteriore troviamo i 14 giovani ateniesi che erano stati inviati a Creta come sacrificio per il Minotauro, i quali danzano al cospetto di Teseo che li ha salvati e che conduce la danza suonando la lira; di fronte a Teseo si trova Arianna. A sinistra la scena narra l’arrivo della nave che li riporterà in patria. Si tratta di un soggetto molto raro, gli unici altri esempi giunti sino a noi appartengono a Kleitias stesso. Piccoli frammenti di due vasi trovati sull’Acropoli di Atene provengono da immagini di danza più grandi di quelle del vaso François: parti dei ballerini su Acropolis 1.596, il volto di una donna e il retro di una testa con l’iscrizione [Eur]ysthenes, il nome del quinto danzatore a partire dalla sinistra del vaso François, su Acropolis 1.598.
    • Sul lato anteriore (quello che corrisponde alla sottostante processione degli dei verso la casa di Peleo e Teti) troviamo l’episodio della caccia al cinghiale calidonio, alla quale partecipano Meleagro e Peleo.
  • Registro inferiore:
    • Su un lato vi è la corsa dei carri, evento principale ai giochi funebri tenuti da Achille in onore di Patroclo, descritti nel XXIII libro dell’Iliade. In linea con una vecchia convenzione i premi, tripodi e lebeti di bronzo, vengono utilizzati nella composizione per riempire i vuoti sotto i cavalli. I cinque concorrenti indossano la lunga veste prescritta dal regolamento e tengono, oltre alle redini, il pungolo. In questo caso Kleitias si discosta molto dal racconto omerico, inoltre c’è poca varietà nella rappresentazione, come se fosse poco interessato alla narrazione e descrizione e maggiormente rivolto alla resa del movimento, in contrasto con la lenta processione della zona sottostante.
    • Sul lato opposto la scena della Centauromachia è una delle prime in cui il protagonista non è Eracle, ma sono i lapiti che combattono i centauri in Tessaglia. L’immagine di Kleitias è composta da sette gruppi (ora frammentari) con molte sovrapposizioni. Teseo, pur non essendo un lapita, partecipa alla battaglia come amico di Peirithoös, uno dei grandi guerrieri lapiti.
Spalla. La processione degli dei alle nozze di Peleo e Teti.
  • Sulla spalla del vaso, nel suo punto di massima espansione, si trova la fascia decorativa principale, con la processione degli dei alle nozze di Peleo e Teti, che scorre lungo l’intera circonferenza del vaso. Teti si affaccia da una porta semiaperta; Peleo è in piedi di fronte all’edificio mentre accoglie gli dei invitati alle nozze. In funzione di una migliore leggibilità della scena Kleitias pone frontalmente la casa di Teti e Peleo: è uno dei tre edifici rappresentati sul vaso, importanti per la storia dell’architettura greca. È un edificio a timpano, con un portico formato dalla prosecuzione delle pareti laterali e con due colonne tra le estremità decorate. La lunga processione è guidata da Chirone (che stringe la mano a Peleo) e Iris. Seguono tre figure femminili affiancate che sono seguite a loro volta da Dioniso. In nessun altro luogo Dioniso è rappresentato in questo modo: ha il passo allungato e un’anfora piena di vino sulla spalla, il viso è rappresentato frontalmente e nel periodo arcaico il volto frontale non è mai usato a caso. Gli altri volti frontali di questo fregio sono riservati a Calliope, una delle nove Muse figlie di Zeus, che suona il flauto di Pan, e ad Efesto che come nel precedente di Sofilo chiude la processione. Efesto giunge dietro i carri (il carro diAtena e Artemide accompagnate dalle Moire, il carro di Apollo, di Afrodite, di Poseidone e Anfitrite) in sella ad un asino, come Dioniso sembra assumere una posizione inferiore rispetto agli altri dei, ma entrambi saranno ricompensati in seguito, con il loro trionfo nella scena del ritorno di Efesto. Il mito vuole che la dea della discordia non fosse stata invitata alle nozze e che per questo la dea avesse lanciato il pomo d’oro da cui sarebbe scaturita la guerra di Troia a causa del giudizio di Paride, e quindi la morte di Achille. Nei pressi delle anse il fregio finge di proseguire come se queste vi fossero sovrapposte.
Ventre
  • Registro superiore:
    • Sul lato principale, sotto il matrimonio, sono rappresentati l’agguato di Achille a Troilo sotto le mura di Troia, l’ira di Apollo per l’uccisione di Troilo presso il santuario a lui dedicato, Priamo spaventato per ciò che accade. I fratelli di Troilo, Ettore e Polites, escono dalle porte della città; sugli spalti, nelle feritoie, ci sono cumuli di pietre da scagliare contro gli aggressori.
    • Sull’altro lato vi è il ritorno del dio Efesto sull’Olimpo, dal quale era stato scacciato dalla madre Era e al quale viene ricondotto da Dioniso e dal suo tiaso. Nella metà sinistra della scena Era è seduta con Zeus eAfrodite) alla presenza di altri dei; sulla destra Dioniso conduce il mulo su cui si trova Efesto accompagnato da satiri e ninfe. Quella di Dioniso sul Vaso François è una rappresentazione precoce, non ce ne sono prima del VI secolo a.C.; anche i satiri compaiono solo nella prima parte del VI secolo a.C. e quelli di Kleitias sono i più inusuali; non solo perché hanno gambe equine, oltre a coda e orecchie come i satiri sui vasi contemporanei, ma il loro intero aspetto è magro ed equino e, diversamente dalla maggior parte dei satiri a Figure nere, per nulla suino. Le teste di satiri di Kleitias, con i loro nasi aquilini e i capelli sulla fronte, sono molto simili alle teste dei suoi centauri, pur con qualcosa di più selvaggio e spaventoso.
  • Registro inferiore:
    • Vi si trova un fregio decorativo animalistico, con gruppi di animali e piante. Nell’arte arcaica gli animali sono simboli di terrore e potenza; qui presentano una nuova eleganza, e vi compaiono alcune novità, come i grifoni, che sono i primi rappresentati sui vasi attici, e la pantera che dimostra nell’atto di sferrare la zampata felina in modo tutt’altro che convenzionale l’attenta osservazione dal vero da parte di Kleitias. Segue una fascia decorata a raggi.
Anse
  • I soggetti sono gli stessi su entrambe, con minime variazioni. Sulla superficie si trovano all’esterno due riquadri sovrapposti: in quello superiore Artemide alata come signora degli animali e in quello inferiore Aiaceche porta il corpo di Achille ucciso; all’interno compare un riquadro con il Gorgoneion apotropaico nello schema arcaico della “corsa in ginocchio”. Artemide alata (o Potnia Theron) era un soggetto frequente nella Grecia del VII e VI secolo a.C., ma non in Attica; è presente sul Vaso François perché appartenente allo stesso regno che viene rappresentato nel fregio inferiore del ventre del vaso. Il gruppo di Aiace e Achille la più antica rappresentazione del soggetto in Attica; fa parte del ciclo di Peleo e Achille ed è il momento conclusivo della narrazione iniziata con il matrimonio di Peleo e Teti. Le Gorgoni si rispecchiavano nel liquido contenuto all’interno del cratere, come sorvolando il mare; Kleitias ci ha lasciato altre due teste di gorgone: una, danneggiata, sullo scudo di Ettore nella scena con Troilo su questo stesso vaso, l’altra è il principale ornamento di un supporto di uso incerto che si trova a New York[4] e che porta, come il vaso François, la doppia firma di Ergotimos e Kleitias (New York, Metropolitan Museum 31.11.4).
Piede
  • Sul piede del vaso, tra due fasce decorative è raffigurata la scena comica della vivace lotta tra pigmei e gru (o “geranomachia”), prima raffigurazione di questo tema iconografico ripreso da una citazione nell’Iliade.

(fonte Wikipedia)

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