Dance Dance Dance – Murakami Haruki

Mi accade spesso di sognare l’Albergo del Delfino.

Dal sogno si direbbe che ne faccio parte in modo stabile. La forma dell’albergo appare distorta. E’ molto lungo e stretto. Tanto lungo e stretto da sembrare, più che un albergo, un lungo ponte coperto da un tetto. Un ponte che si estende, in tutta la sua lunghezza, dall’antichità alla fine del mondo. Io ne faccio parte. Lì dentro c’è anche qualcuno che piange. E io so che piange per me.

L’albergo mi comprende dentro di sé. Riesco a percepire le sue pulsazioni e il suo calore. Nel sogno, sono una parte dell’albergo.

Mi sveglio. Subito cerco di capire dove mi trovo. Me lo chiedo perfino ad alta voce: “Che razza di posto è questo?” Ma è una domanda superflua. Prima ancora di formularla, so già la risposta. Questo posto è la mia vita. La vita che vivo tutti i giorni, un’appendice della mia esistenza reale. Un insieme di eventi, fatti, circostanze che stento a riconoscere e tuttavia, senza accorgersene, sono diventati un prolungamento del mio essere. A volte accanto a me c’è una donna che dorme. Ma in genere sono solo. Con il rumore dell’autostrada che corre proprio di fronte alla mia casa, un bicchiere di vetro sul comodino (sul fondo un rimasuglio di whisky, non più di cinque millimetri) e la luce ostile – no, più che altro indifferente – del mattino, piena di pulviscolo. Qualche volta piove. In quel caso, resto a oziare nel letto. Se nel bicchiere è rimasto del whisky, lo bevo. E guardando la pioggia che cade dalla grondaia penso all’Albergo del Delfino.

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TITOLO: Dance Dance Dance mh-dance-dance-dance

AUTORE: Murakami Haruki

TRADUTTORE: Giorgio Amitrano

EDITORE: Einaudi

PAGINE: 492

COSTO: 13,50 €

Se un giorno l’ascensore del Dolphin Hotel di Sapporo si apre sulla voragine di un buio inspiegabile, non ti resta che un modo per mantenere il contatto: chiudere gli occhi e continuare a danzare.
Altri eletti danzatori sono al tuo fianco: una ragazza bellissima e taciturna che percepisce il futuro e il passato, un poeta con un braccio solo, una fotografa smemorata, i sei scheletri che guardano la televisione in un salotto di Honolulu.
Passa da uno all’altro, danza, e forse troverai la via per il senso delle cose e del mondo.

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