Leggere è un rischio – Alfonso Berardinelli

Ieri pomeriggio, durante un giro in centro con le amiche, mi sono imbattuta in questo libro. Vorrei tanto condividere con voi il primo paragrafo, per me bellissimo, che racchiude secondo me i motivi per cui si dovrebbe leggere.

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L’atto della lettura è a rischio. Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. Leggere libri non è naturale e necessario come camminare, mangiare, parlare o esercitare i cinque sensi. Non è un’attività primaria, né fisiologicamente né socialmente. Viene dopo, implica una razionale e volontaria cura di sé. Leggere letteratura, filosofia e scienza, se non lo si fa per professione, è un lusso, una passione virtuosa o leggermente perversa, un vizio che la società non censura. E’ sia un piacere che un proposito di automiglioramento. Richiede un certo grado e capacità di introversione concentrata. E’ un modo per uscire da sé e dall’ambiente circostante, ma anche un modo per frequentare più consapevolmente se stessi, il proprio ordine e disordine mentale.

I rischi della lettura

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